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Set 16

Doppi legami reciproci

Un modello di intervento è quello proposto da Mony Elkaim.

L’autrice individua un programma ufficiale (PU), per descrivere la richiesta esplicita che ciascun partner fa all’altro perché questo cambi; e in una mappa del mondo (MM), il progetto che ciascuno ha delineato nel corso della sua storia e che cerca di usare nella relazione presente.

Molto spesso ciascun membro della coppia è diviso tra due livelli di aspettative contrastanti.

Se vive da solo, si trova ad essere prigioniero e carceriere di se stesso.

Se incontra qualcuno che per ragioni proprie, sia pronto a sviluppare un tipo di comportamento corrispondente alla propria mappa del mondo, allora diventa prigioniero, mentre l’altro ne diventa il carceriere.

Il conflitto di coppia allora offre l’opportunità di distanziare da se stessi una contraddizione interna sperimentando un livello di doppio legame come imposto dall’esterno.

Sintetizzando quanto appena detto in un caso clinico descritto dall’autrice, abbiamo quanto segue:

  • La moglie (MG) ha come proprio PU “voglio che mio marito (MR) mi stia vicino, ma per sue esperienze infantili di abbandono ha come MM “non avvicinarti perché l’abbandono è inevitabile”
  • Il marito (MR) ha come proprio PU “voglio essere riconosciuto, mentre il suo vissuto familiare lo porta ad avere una MM “posso essere solo respinto”.

Conseguentemente:

  • Se MG dice a MR “voglio che tu mi stia vicino” e MR si avvicina, questi risponde al PU di MG ma non alla sua MM, pertanto MG non potrà far altro che rifiutare la vicinanza
  • Se MR si allontana segue la MM ma non il PU di MG, questa pertanto soffrirà e richiamerà MR ad un rapporto più stretto.
  • Se MR chiede a MG “voglio essere riconosciuto”, se MG smette di escluderlo risponde al PU ma non alla MM di MR, e questi non potrà fare altro che rifiutare il rapporto.
  • Se MG ricrea coalizioni contro MR, segue la MM ma non il PU di MR e quindi questo genera in lui sofferenza conseguentemente egli chiederà di essere riconosciuto.

È evidente il doppio legame in cui entrambi sono imprigionati: qualunque sia la risposta messa in atto essa non sarà in grado di rispondere all’altro livello della richiesta.

Il comportamento di ciascun membro della coppia è collegato non solo al proprio passato ma anche alla MM dell’altro partner.

Ciascuno si comporta in modo da proteggere le motivazioni profonde dell’altro.

Il rischio è che le regole rigide che contraddistinguono la loro relazione finiscano per estendersi anche al terapeuta in un sistema che diventa triadico.

Alla stregua delle convinzioni che avevano caratterizzato il gruppo di Milano, l’autore ipotizza un intervento basato su una ridefinizione a contenuto paradossale, in cui venga esplicitato che il comportamento criticato all’altro è di fatto protettivo ed elicita la MM che sta cercando di tenere a distanza.

Ciò ha come conseguenza l’interruzione del circuito che determina quel comportamento a meno che non si accetti che sia inevitabilmente necessario.

Nel caso si arrivi ad accettare che quel comportamento è protettivo, allora sarà difficile considerarlo aggressivo.

Lavorare con il paradosso implica per il terapeuta collocarvisi al centro piuttosto che evitarlo, per cui sarà di fondamentale importanza la congruenza tra le mappe dei membri del sistema terapeutico.

Pertanto diventa importante:

  1. Accettare che ciò che nasce all’interno del sistema terapeutico non è solo legato alla propria storia ma anche in funzione in rapporto a tale situazione
  2. Evitare di colludere rischiando l’aumento dell’omeostasi del sistema
  3. Verificare la funzione di ciò che si prova in rapporto ai membri della coppia e a se stessi
  4. Rendere flessibile la regola che è apparsa dall’intersezione dei diversi universi dei componenti del sistema terapeutico.

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