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Set 23

La tecnica della differenziazione del costrutto.

 

Jurg Will ha osservato come nella coppia conflittuale si osservino interazioni in cui vi è la tendenza a criticarsi reciprocamente, a giustificare continuamente se stessi, nell’incapacità e nell’indisponibilità all’ascolto reciproco.

L’autore ritiene che la causa di queste difficoltà siano da rintracciarsi in una profonda ambivalenza nella relazione, che vede ad esempio simultaneamente presenti la richiesta di intimità e il rifiuto di essa.

Al fine di esteriorizzare le aggregazioni differenti di pensiero presenti nei partner, per l’autore è utile riferirsi alla teoria dei costrutti di Kelly, per cui i costrutti sono frutto dell’esperienza del soggetto, si organizzano gerarchicamente, costantemente soggetti a verifica, vengono, infatti, revisionati e corretti.

Nella coppia ogni partner fa riferimento al suo specifico sistema di costrutti.

La diversità di costrutti e la limitata possibilità di comprensione dei costrutti, non costituirà un problema fino a che non entrerà in gioco un diverso modo di definire la relazione.

Infatti, se A si comporta in modo che B non è in grado di conciliare con il proprio costrutto centrale di coppia, B inizierà a cercare di dare un significato al comportamento di A, ma non vi riuscirà, poiché i suoi costrutti di riferimento non sono compatibili con quelli del partner.

L’incomprensione che ha origine segue un’escalation fino a rendere impossibile qualsiasi scambio produttivo.

Si innesca un circolo vizioso di reciproche accuse e giustificazioni, in cui ognuno si polarizza sul proprio comportamento confermando i rispettivi costrutti.

Attraverso quella che l’autore definisce una tecnica della differenziazione del costrutto, si può spezzare questo circolo, permettendo a ciascun partner di allargare il proprio punto di vista fino ad includere quello dell’altro.

Questa tecnica prevede che alla coppia impegnata davanti al terapeuta in un’interazione conflittuale, sia espressamente detto che probabilmente le difficoltà che incontrano nel comprendere il punto di vista dell’altro sono dovute al fatto che ognuno sa molto poco del modo in cui il partner fa esperienza di un evento.

Si propone ai due partner di riferire unicamente gli eventi, escludendo interpretazioni, accuse e giustificazioni e viene dato lo stesso tempo ad ognuno.

Probabilmente non mancheranno gli interventi del terapeuta per riportare la narrazione esclusivamente ai fatti.

Poi, partendo dal partner che è apparso più critico, si passa ad esplorarne i costrutti che ne hanno determinato le azioni, richiedendo che siano esplicitati i pensieri, il dialogo interno.

Al solito mentre uno dei due parla all’altro è richiesto di ascoltarlo.

In questa fase non viene approfondita ne incoraggiata un’indagine sui sentimenti, ne permessa una spiegazione degli eventi o una digressione dal tema o delle generalizzazioni.

Può essere fruttuoso indagare su voci dissenzienti, pensieri ambivalenti.

Spesso possono emergere delle contraddizioni straordinarie, ma queste non verranno sottolineate ne interpretate.

Si passa poi a fare altrettanto con l’altro partner richiedendo all’altro di ascoltare attentamente.

Al termine, la seduta viene conclusa lasciando che il lavoro svolto sedimenti, mentre una valutazione terapeutica dell’evoluzione ha luogo nella seduta successiva.

Con la differenziazione del costrutto ogni partner ha modo di comprendere come lo stesso avvenimento abbia significati diversi per l’altro.

Prescrivendo di attenersi unicamente alla descrizione degli eventi si incide sulle solite strategie di risoluzione del conflitto, infatti, i litigi non riescono a risolverlo, ma confermano i propri pregiudizi nei confronti del partner.

Ognuno cerca di usare l’evento specifico per dimostrare ciò che caratterizza il comportamento e il carattere dell’altro.

Queste generalizzazioni, come sostengono Watzlawick e coll., per quanto vogliano essere tentativi di soluzione, in realtà sono il problema stesso.

La realtà viene, infatti, costruita continuamente in modo da confermare i propri costrutti, e definendosi come vittima dell’altro per difendere la propria autostima.

Con la tecnica descritta, i due si trovano a descrivere gli avvenimenti cogliendo prima chi ha detto cosa e poi cosa è successo, finendo per far posto all’interpretazione dell’altro piuttosto che ottenere conferme della propria costruzione della realtà.

In questo modo è possibile per loro arrivare a cogliere e a riconoscere non solo le somiglianze ma anche le diversità che li caratterizzano.

Questa tecnica può essere definita un “training per la differenziazione” e vede il terapeuta come un ascoltatore attivo.

Questo la potrebbe rende adatta anche all’utilizzo in altre relazioni di aiuto, come la mediazione, per quanto occorre un minimo di disponibilità da parte dei partner ad interessarsi reciprocamente a cosa sta loro accadendo, ad una certa introspezione, disponibilità che, non è detto vi sia nelle crisi acute.

Viene osservato dagli stessi autori, che i partner, attraverso l’uso di tale metodo, divengono più disponibili a tollerare il disaccordo.

 

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