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Ott 07

E…per concludere sulla mediazione e la comunicazione paradossale…

La teoria dei Tipi Logici ripresa da Bateson, ha permesso di cogliere livelli di comunicazione diversi.

Bateson teorizzò che la comunicazione si situa ad un primo livello, quello descrittivo, quando è caratterizzata dall’uso di parole concrete, mentre quando è costituita da riflessioni, commenti sui fatti, si pone ad un secondo livello, caratterizzato dal metalinguaggio.

Quando due persone comunicano, passano da un livello all’altro, in quanto il focus dei loro discorsi passa dalla descrizione alla riflessione circa i fatti, in pratica, dal contenuto o notizia, alla relazione o commento.

Il livello della relazione si compone di formule metalinguistiche, metacomunicativo, e rimanda al come gli interlocutori si definiscono l’uno rispetto all’altro, al loro modo di relazionarsi.

Può accadere infatti, che essi rifiutino il contenuto, pur non rifiutando la relazione, come accade nella disconferma, in cui si nega non tanto che l’altro esista, quanto che non esista come soggetto comunicatore. In questo modo non si percepisce l’altro, ne si percepiscono i suoi bisogni e i suoi desideri. Esistono inoltre due tipologie di relazioni: le complementari e le simmetriche.

La patologia legata alle relazioni simmetriche è il rischio di escalation simmetrica, determinata dalla competitività, che porta a non accettarsi vicendevolmente per quello che ognuno dei partner è, ma ad un rifiuto del Sé dell’altro. Nelle relazioni complementari, a livello patologico, si osserva invece, una disconferma piuttosto che il rifiuto del Sé dell’altro, oppure una complementarità rigida, in cui non si determina un’evoluzione del modello verso la simmetria, o l’alternanza con questa.

La disconferma fa si che la persona perda la sicurezza di definirsi.

L’intervento del mediatore, quando si palesa davanti a sé, una situazione problematica a livello relazionale, è quello di lavorare su di un livello ancora superiore, in cui l’oggetto della comunicazione sia la relazione stessa.

La tecnica della riformulazione permette di esplicitare quanto sta accadendo a livello di relazione, consentendo ai due soggetti di riflettere, cogliere il loro modo di relazionarsi.

Questo terzo livello, è quello che corrisponde all’identità, alla personalità del soggetto, è qui che si determinano i cambiamenti terapeutici, competenza della psicoterapia, è infatti, questo un livello più profondo, dove l’apprendimento si fa più complesso, tanto da comportare una ristrutturazione della personalità dell’individuo, del suo modo di percepirsi e percepire la realtà che lo circonda.

Al mediatore non compete questo tipo di lavoro, ma può creare uno spazio di riflessione nella coppia, circa le modalità relazionali, riformulando e rispecchiando quello che osserva nelle loro interazioni comunicative.

Si tratta di far prendere consapevolezza del dato di realtà, del resto, i processi interni che si riverberano nella circolarità della relazione sono difficili da modificarsi, comportano un intervento più profondo di tipo psicoterapico.

La mediazione è caratterizzata dall’urgenza di definire un accordo e dunque si impone come intervento breve. La sua efficacia è condizionata dal realizzarsi di un’alleanza, una relazione di fiducia con i clienti.

In supporto al mediatore, come più volte detto, concorre il setting , entro cui è possibile esperire esperienze emotive senza agirle, e le tecniche di cui è competente e che definiscono il suo operato.

Gli aspetti comunicativi trattati nel presente lavoro, come il doppio legame e i paradossi, altro non sono che l’espressione dell’ambivalenza presente in ogni relazione: fiducia-sfiducia, nostalgia e desiderio di amicizia- desiderio di morte…

Al mediatore spetta il compito di renderne consapevole la coppia, permettendone la tollerabilità, del resto se durante la propria unione, i due partner hanno protetto la propria immagine filtrando e distorcendo la realtà a favore dell’immagine ideale della coppia, dopo la rottura, tutto il passato viene riveduto con una connotazione del tutto negativa.

La mediazione tenta allora di far scaturire una riflessione che metta in luce il fatto che il passato è frutto di scelte che si sono rivelate allora funzionali.

I meccanismi di difesa, come più specificamente trattati precedentemente non vengono demoliti dal mediatore, ma si contattano e si accolgono i sentimenti sottostanti, la cui rivelazione permette allora di passare ad un atteggiamento più pacato, fino ad arrivare all’accettazione della situazione reale e dei suoi limiti. Solo così è possibile lasciare alle spalle il passato, volgere uno sguardo al futuro, per ritrovare la forza e la voglia di reinvestire in una nuova progettualità individuale.

La mediazione familiare non è dunque un punto di arrivo, ma di partenza per la coppia, per apprendere un nuovo modo di comunicare, mentre è evidente che l’elaborazione del lutto del progetto di vita costruito insieme e in cui aveva creduto, può essere un processo molto più lungo.

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