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Approccio comparato

L’approccio comparato si basa sul confronto fra un modello terapeutico e un altro al fine di valorizzare i contributi specifici, più che sulla loro integrazione. La comparazione nasce come metodologia di ricerca tesa a superare i confini di un’unica scuola e di un’unica prospettiva, caratterizzandosi per un’apertura verso teorie e tecniche diverse, in particolare verso quelle psicodinamiche e quelle cognitivo-comportamentali. La psicoterapia comparata, caratterizzata dal desiderio di guardare oltre i confini delle singole correnti di pensiero, nasce alla fine degli anni ’70, e rappresenta un aspetto dell’integrazione psicoterapeutica.

L’intervento viene ritagliato (“tailoring”Norcross, 2002) sulle caratteristiche del soggetto in termini di gravità del caso, capacità di insight, risorse culturali, relazionali e di contesto. Essenziale a tale intervento è un’accurata diagnosi che può essere sia implicita sia esplicita, nonché una particolare attenzione posta all’analisi della domanda (Adami Rook, 1995). Fondamentale è la relazione che si instaura tra paziente e terapeuta nei termini di transfert e controtransfert. Il processo terapeutico non termina al raggiungimento dell’insight ma prosegue anche con una fase di “accompagnamento” (Wachtel, 2000), fase più attiva dove sono utilizzate, oltre all’interpretazione, all’empatia e all’esperienza emotiva-correttiva (Alexander, 1946), modalità terapeutiche più operative come prescrizioni comportamentali, role-playing, compiti graduati.